Italia e Spagna alle urne: un confronto tra Paesi 'cugini'
12 dicembre 2018

In Spagna c'è un detto che fa così: italianos y españoles son primos (italiani e spagnoli sono cugini), per via dei mille modi in cui ci assomigliamo. Non siamo uguali come fratelli, ma simili come parenti di primo grado, che si incontrano a Natale, Pasqua, compleanni e grandi eventi, tipo le elezioni politiche. Anche se non sono solita parlare di politica, anzi tendo a occuparmi molto di più di scarpe, non ho potuto fare a meno di notare differenze e parallelismi tra i due Paesi in cui sto a cavallo.
La Spagna è andata a votare il 20 dicembre 2015 #20D, per la dodicesima volta da quando c'è la democrazia, ma per la prima volta con una rosa di scelta più ampia del solito bipartitismo che sperimentano da allora. Si ritrova oggi in una situazione 'all'italiana' perché non esiste una maggioranza assoluta in grado di guidare il paese ed in attesa di alleanze difficili (forse impossibili) gli spagnoli temono (o desiderano) di tornare a votare a marzo.
Tra le cose in comune ci sono l'affluenza, la ripartizione delle preferenze e il desiderio di cambiamento: si va a votare in tanti (anche se in Spagna ci mettono meno perché se la sbrigano in una giornata sola); destra e sinistra ci sono ancora, nonostante Gaber già nel 1994 ne mettesse in dubbio l'utilità; c'è, come direbbe Ambrogio, 'voglia di qualcosa di buono', per questo nascono nuovi partiti che parlano di giustizia, equità, democrazia.
Più nel dettaglio:
- Affluenza: in Spagna ci sono 36.510.952 abitanti con diritto al voto, contro i 50.449.979 italiani; il #20D l'affluenza alle urne è stata del 73,2%, registrando un aumento del 1,5% rispetto al 2011, mentre in Italia nel 2013 è stata del 75,19%, in calo rispetto all'80,4% delle precedenti politiche.
- Podemos - Movimento 5 stelle: anche in Spagna c'è il corrispettivo del movimento 5 stelle, si chiama Podemos; è un partito più giovane, il loro leader (Pablo Iglesias) si presenta ai comizi senza giacca e cravatta e porta il codino. Chiede un cambiamento verso una vera democrazia, ed in quest'ottica appoggia il referendum per l'indipendenza della catalogna. Movimento 5 stelle (17%) e Podemos (20%) si sono presi una bella fetta di consensi, considerando che per entrambi era la prima volta alle urne.
- Destra e Sinistra: la sinistra spagnola ricorda vagamente quella italiana nel senso che il PSOE assomiglia un po' al PD. È facile anche il binomio Pedro Sánchez-Renzi (come prima di loro Alfredo Pérez Rubalcaba - Bersani). Una critica che ho sentito muovere a molti spagnoli sulla loro sinistra è che si limiti a criticare le azioni della destra. La nostra destra più recente invece, intesa come berlusconismo, non trova paragoni in (quasi) nessun paese; forse l'unico punto in comune è la longevità politica dei leader (Mariano Rajoy era il volto del PP già ai tempi del mio erasmus...per dire).
- Partiti: 10 sono stati i partiti ad aggiudicarsi almeno 1 dei 350 seggi, ma solo 4 ne hanno ottenuti più di 10. È la prima volta che la Spagna vota in un modello Non - bipartisan; storicamente infatti, a giocarsi il favore degli elettori spagnoli erano sempre stati i due partiti PP (destra) e PSOE (sinistra). In Italia nel 2013 i 630 seggi della camera dei deputati se li sono aggiudicati 8 partiti e anche qui solo 4 ne hanno ottenuti più di 10 (345 Italia Bene comune, colazione di sinistra; 125 la coalizione di centro destra; 109 il movimento 5 stelle; 47 Italia con Monti)
- Indipendentismo: la questione dell'indipendentismo delle regioni autonome è complessa e spinosa. In generale, i partiti che chiedono apertamente l'indipendenza sono pochi (ERC-CAT SÍ, Izquierda Republicana de Cataluña-Cataluña Sí, Euskal Herria BilduReunir Euskal Herria)e hanno raccolto una decina di seggi (+ 1 della Coalicion canaria - Partido Nacional canarino, che però è solo storicamente indipendentista). Gli altri partiti non appoggiano le mire indipendentiste di questi ultimi, l'unico che si dichiara favorevole al referendum per interrogare la popolazione sul reale desiderio di una 'secessione' è Podemos. Ci tengo a precisare che non hanno niente a che vedere con la Lega.
- Non si riesce a fare un governo: si perché né PP né PSOE riescono a raggiungere una maggioranza sufficiente a governare, se non costringendosi a fastidiose alleanze con partiti che non vogliono allearsi; gli resta l'opzione alleanza PP - PSOE, sul modello Renzi-Berlusconi. La frammentazione dei partiti ha portato a una sostanziale ridistribuzione dei voti che, se si volesse considerare Podemos un partito di sinistra (anche se non so quanto ciò sia vero) dimostra che quasi nulla è cambiato dal 2011, quando c'era ancora il modello bipartisan.

I risultati li potete leggere meglio qui e trarre le vostre conclusioni, per poi alzare la voce al bar come si fa in tutto il mondo, specialmente in Spagna e Italia che c'è più disoccupazione.